(Tratto da: La “Salvataggio” ha vent’anni di Enrico Morresi e Piergiorgio Baroni. Dati: Giuseppe Crivelli)

1952-53-54: un’idea che si diffonde

Martin Wagenbauer † e Anny Villiger †, cominciano subito – è l’estate del 1952 – l’attività di istruzione ai candidati al conseguimento della qualifica di “salvatore esperto”. Il motto è: “Ogni nuotatore un salvatore”. L’idea trova proseliti in primo luogo fra gli agenti del corpo di polizia comunale (tanto che sarà facile, ai cronisti, prendere abbaglio e scrivere, a proposito dei primi interventi sul lago, di una “squadra di salvataggio della polizia comunale”, il che richiederà una rettifica da parte della sezione).

Alcuni di questi primi volonterosi costituiranno il nucleo operante della nuova società fino agli anni ottanta.

Sotto la guida di Guglielmo Wolf †, comincia anche l’attività di immersione con apparecchi autorespiratori “Aga” e “Cousteau”. La tecnica subacquea, pur già abbastanza perfezionata, è ai primi passi: lo si deduce dall’equipaggiamento da pionieri di cui si vedono dotati i primi nuotatori di profondità del Ceresio. Se la perfetta aderenza delle tute aggiornate fa oggi di un subacqueo qualcosa di somigliante lontanamente ad un marziano, l’aspetto delle tute di allora gli dava una strana parvenza di uccello marino, goffo e sgraziato. Ma in quelle condizioni a Lugano si stava compiendo opera da pioniere: le raffinatezze sarebbero venute poi.

1957 bernasconi crivelli

Nel 1954, la sezione si sente abbastanza forte per permettersi una pubblica dimostrazione delle sue possibilità. Alla metà di settembre, a conclusione dunque della stagione sul lago, al lido di Lugano la squadra diede ampio sfoggio delle sue capacità. Scrisse un settimanale sotto una vistosa foto dei nostri uomini-rana; “La rapidità di manovra degli uomini che ebbero a disposizione un manichino di grandezza naturale dimostrò l’utilità dell’addestramento individuale e la pubblica utilità della benefica associazione”. I soci che diedero la dimostrazione erano Wolf †, Ponti †, Guindani, Foglia, Biancardi † e Crivelli †. Quest’ultimo ha da poco conseguito il Brevetto II di istruttore a Zurigo.

La sezione era ormai pronta per iniziare la sua azione di pubblica utilità. Determinate condizioni rimanevano tuttavia precarie, convinti dal buon esito della dimostrazione di settembre, i Comuni di Lugano e Castagnola accordarono un primo aiuto: “mancando però i contributi dei comuni viciniori, non avremo la possibilità, almeno nell’immediato futuro, di assicurare convenientemente i nostri soci che, disinteressatamente e con grande abnegazione, si allenano e si tengono a disposizione per intervenire in caso di necessità”.

Fotografia: 1954 – Carlo Biancardi † (a sinistra) e Giuseppe Crivelli † durante la prima dimostrazione pubblica sul Ceresio. Sono a colloquio con il vicepresidente Guglielmo Wolf †

Uno scantinato come sede sociale

Del 1954 la sezione può disporre di locali nello scantinato (sotto l’entrata) dello stabilimento balneare, come prima sede sociale e deposito del materiale.

lido

Fotografia: 1900 – Bagno spiaggia “Lido di Lugano” nei primi anni del 1900

1955: la prima richiesta d’intervento

La partecipazione di candidati ai corsi per il conseguimento del primo brevetto aumenta lentamente. Nel 1955 un solo corso a Lugano, con cinque brevettati. Ma dall’8 al 14 agosto Giuseppe Crivelli †, commissario tecnico della sezione, è in grado di istruire (in quanto primo titolare del secondo brevetto, quello di istruttore) un corso, il primo a Locarno, che darà inizio all’attività di una nuova sezione.

Risale al 1955 la prima richiesta d’intervento. Obiettivamente considerando, oggi come oggi, si può ben dire che l’entusiasmo, la volontà di servizio della squadra dovevano ampiamente supplire le carenze tecniche e di materiale: autorespiratori di tipo diverso, nessun materiale di riserva, mancanza di fondi per attrezzare adeguatamente la squadra di pronto intervento, scarsa esperienza “operativa”. Eppure il corpo d’un suicida di 65 anni inutilmente cercato da volonterosi nelle acque di Caslano venne tratto fuori, quel giorno, da 15 metri di profondità.

L’allarme era stato dato alle 19.35: tre sommozzatori si erano recati sul posto valendosi di un… passaggio sull’auto di un altro membro della sezione. L’immersione ebbe inizio alle 20.00, un quarto d’ora dopo il corpo dello sventurato era fuor d’acqua. Un piccolo primato che fu giustamente elogiato dal cronista di turno: “Si segnala con piacere il gesto compiuto da questo gruppo che a puro titolo umanitario si presta a operazioni del genere”.

1956: il lago vuol “tenersi ” le vittime

Proseguendo nella lettura di questa cronistoria, il lettore si accorgerà che indirettamente lo stiamo mettendo in guardia contro ogni sorta di pericoli che i bagni possono celare. La serie degli interventi della sezione rivela, infatti, un campionario di imprudenze che risulta enormemente istruttivo conoscere.

Ecco i quattro casi del 1956: 26 giugno: un turista colto da malore annega al bagno spiaggia dell’albergo Du Lac a Paradiso. 10 luglio: una ragazza di Cassarate scende dal pedalo che rientra dal largo, per spingerlo a riva (sul pedalo c’è suo fratello), la foce del Cassarate è un luogo infame per le insidie che presenta, la giovane incontra una buca, affonda (non sapeva nuotare) e non riemerge più. 12 luglio: un gruppo di ragazzi gioca, incustodito, sulla riva insidiosa d’un altro specchio d’acqua, il laghetto di Muzzano; uno di essi, 11 anni, di Sorengo, fa un passo in più tra i canneti, l’acqua e la melma lo ingoiano. 15 luglio: un motoscafo troppo carico rientra da Caprino con 5 persone e un cane, il tempo è brutto, il lago agitato; un’onda rovescia l’imbarcazione,perisce la madre, tutti gli altri finiscono all’ospedale salvi per miracolo.

È il “caso Audemars” : la vittima è la moglie d’un conosciuto industriale della città, e gli orfani sono tutti in tenera età. La città ne è commossa. In questo, come purtroppo in altri casi, a nulla varranno gli sforzi della sezione, né quelli successivamente operati da specialisti (rastrellamento del fondo con ancorette, immersione di una batisfera): il lago si è “tenuto” la sua vittima.

pullmotor e auto respiratoreIn memoria di Germana Audemars, la sezione riceve dal marito 5000 franchi perché possa completare la sua attrezzatura di soccorso. La società ringrazia pubblicamente. Si potrà comprare, in particolare, un “Pollmotor”, apparecchio utilissimo per la rianimazione. E il “Pullmotor” serve immediatamente: l’8 dicembre, colta da congestione, annega nel bagno di casa una donna di Sorengo. L’intervento è purtroppo inutile.

Fotografia: “Pullmotore” e autorespiratore subacqueo

1957: un corso agli istruttori di nuoto scolastici

La donazione Audemars ha dotato la sezione di materiale prezioso: la società tuttavia si irrobustisce anche di uomini, oltre che di materiale. Purtroppo v’è un solo istruttore disponibile, Giuseppe Crivelli †, che tuttavia sembra inesauribile: corso di ripetizione per soci attivi dal 7 al 27 giugno; primo corso per istruttori dei corsi scolastici di nuoto il 1 luglio; primo corso giovanile (11-15 anni) e per il conseguimento del brevetto I, dal 9 al 28 luglio. E purtroppo, altri tre interventi per casi di annegamento.

Il 3 luglio un esercente di Lugano, uscito in barca, è colto da malore mentre prende un bagno di sole. Cade dall’imbarcazione con la glottide bloccata e tutto il fiato nei polmoni, a faccia in giù nell’acqua, e li rimane; lo ripescano, a duecento metri dalla riva, ormai esanime.

Il 5 luglio, nel golfo di Melano, scompare un ventenne di Airolo, probabilmente in seguito a congestione. L’allarme vien dato con molto ritardo: quando i sommozzatori lo ripescano sono le 15.20, a più di tre ore dalla scomparsa. Il 27 luglio annega a Origlio un ragazzo belga, che con alcuni amici si era recato sulla riva del laghetto per rinfrescarsi. Non sapeva nuotare. A causa dell’acqua mossa e limacciosa, risulta impossibile ripescarlo: ci riusciranno le ancorette di Castelnuovo, il giorno dopo.

Il disagio per la mancanza di un rapido mezzo d’intervento a completa disposizione della sezione comincia a farsi sentire. Nei tre casi di annegamento menzionati, il trasporto della squadra di pronto intervento avviene una volta sull’auto privata d’un socio, la seconda su una semplice barca, la terza a bordo dell’autolettiga della Croce Verde. L’attività d’autunno e d’inverno sarà intesa a procurarsi un motoscafo da attrezzare per il pronto intervento sul lago.

1958: brucia in cantiere il motoscafo nuovo

L’auspicio si realizza nei primi mesi del 1958. Il costruttore navale Giovanni Brivio †, del quale la sezione luganese della SSS ha pianto la scomparsa nel 1971, viene in aiuto alla società. Il motoscafo è dotato di un motore Chrysler marino di 105 CV a 6 cilindri. È lungo m. 8.50, largo 2.05 alto m. 1.40. Può trasportare fino a otto persone. Ai sommozzatori sembra di toccare il cielo con un dito. Ma la loro soddisfazione è di breve durata.
La notte dal 7 al 8 aprile, per cause accidentali che rimarranno imprecisate, il motoscafo nuovo della “Salvataggio” prende fuoco insieme con altri tre ormeggiati al porto comunale. Delle imbarcazioni non rimane che fasciame bruciacchiato, il sogno è andato in fumo. Da poco ricevuto in regalo, il motoscafo non era neppure assicurato!
motoscafo bruciatoMa l’episodio del motoscafo permetterà di misurare, in modo consolante, come l’attività della “Salvataggio” sia ormai conosciuta e apprezzata da tutti gli ambienti cittadini. L’avv. Mario Pozzi †, presidente della sezione, convoca una conferenza stampa per lanciare una pubblica colletta per dotare i sommozzatori di un motoscafo nuovo.
L’invito incontra l’adesione della stampa, e le polizze di versamento recapitate a tutti i fuochi del sottoceneri trovano un campo… già un poco arato. Ma i francchetti che la colletta rende sono troppo pochi; bisogna cercare, insistere ancora. Passano i giorni e i mesi.

Fotografia: 1958 – Le fiamme hanno distrutto il primo motoscafo

L’estate è tremenda, il 19 luglio annega in diciannovenne di Basilea, a Magliaso (congestione?). Un inglese di 36 anni perisce a Origlio, il 5 agosto. Lo stesso giorno un socio della sezione, che si trova casualmente alla foce del Cassarate, si tuffa in aiuto d’un diciottenne belga e lo trae in salvo a riva (verrà rianimato definitivamente all’Ospedale Italiano). Il 10 agosto a Campione trova la morte un trentenne di Domodossola. Il 19 agosto è la volta di un olandese di 24 anni, ad Agno. L’8 settembre la serie nera si chiude con l’annegamento di un soldati di Obwaldo, ancora nel laghetto di Origlio! Un salvataggio è operato pochi giorni dopo da un agente della Polizia Comunale, socio della sezione:salvata è una giovane che, dalla riva, era entrata in acqua intenzionata a mettere fine ai suoi giorni.

Un’attività spossante. Ma volta in quali condizioni? Il cronista del “Giornale del Popolo” descrive efficacemente: “viene dato l’allarme, solitamente tramite la Polizia Comunale, di cui alcuni agenti fanno parte del gruppo; i soci, raggiunti telefonicamente, corrono al lido a prendere il materiale (tute, respiratori, eccetera), quindi salgono in auto e, su arterie stradali che, nella stagione estiva in cui avvengono la quasi totalità degli incidenti in acqua, sono quasi sempre congestionate dal traffico, devono portarsi fino al punto della costa nelle cui vicinanze (quando non si tratta di sinistri in mezzo al lago) è accaduto l’incidente: semprecché quel punto sia raggiungibile in auto. Quindi, sulla sponda, devono prepararsi all’azione subacquea, indossando le tute e gli apparecchi appositi, e solo allora possono entrare in acqua per cercare il corpo di colui che sta annegando, trarlo a riva e praticargli la respirazione artificiale e gli altri soccorsi del caso!”.

“Chi mette in gioco la propria vita, senza trarne un centesimo di beneficio personale, per salvare quella degli altri, merita da parte di tutti un’attestazione di simpatia e di solidarietà, che, foss’anche espressa in milioni, sarebbe impari alla bellezza dell’atto”, conclude l’articolista.

Fossero milioni! la sezione stenta ora a racimolare quanto occorre per attrezzare il motoscafo. L’imbarcazione, per sé, ci sarebbe, e costa 9500 franchi. Anche i denari ci sono, grazie ad una donazione di 4000 franchi in memoria di Chiattone. Ma non un centesimo di più. E che si fa con una barca che serve per andarci a spasso, sul lago? Il problema non potrà essere risolto prima del 1959.

Intanto continuano i corsi di istruzione. In settembre viene tenuto il primo corso per il conseguimento del brevetto II, che consente ai detentori di funzionare da istruttore. Piove a dirotto, il giorno degli esami, ma i candidati sono tutti promossi. Si tratta di Sergio Andina, Alfredo Baldissera †, Carlo Biancardi †, Bruno Danner e Francesco Oggioni, di Lugano, e di Felice Sasselli di Ascona.

1959: in auto all’appuntamento con la morte

1959 salvatore I aA costo di far salti mortali, il motoscafo dev’essere attrezzato entro l’estate 1959. E lo è, infatti, grazie a una serie di nuovi contributi e alla prestazione disinteressata di molti soci. Il Comune di Lugano, per parte sua, provvede a dotare l’imbarcazione d’un motore nuovo, marino, della potenza di 185 CV, “Cris-Craft”. In maggio l’imbarcazione è varata, e non tarderà a rendersi utile.

Fotografia: 1959 – Varo del “Salvatore I” primo motoscafo di pronto intervento

A Burò di Morcote il primo intervento sul motoscafo, il 4 luglio. Una ragazza di 12 anni, veronese, in vacanza a Morcote, scivolava dal salvagente di gomma che portava attorno ai fianchi. Ritrovamento puntuale, soccorsi inutili. Il 18 e il 19 luglio due persone annegano nella Tresa e nel bacino di Agno. Il motoscafo non serve: sarebbe troppo lungo aggirare il Ceresio. Come veicoli d’intervento servono la “jeep” dei pompieri e l’autoambulanza della Croce Verde. In entrambi i casi risulta che le vittime – un 22.enne di Monteggio e un 24.enne di Le Locle – sono entrati in acqua poco dopo il pranzo; la congestione li ha fulminati. A Caprino, il 5 agosto, un malore stronca una giovane di Colonia, 24 anni. a dieci minuti dall’allarme la squadra è sul posto per ricuperare purtroppo, un altro cadavere. Quasi se ne sentisse la mancanza, anche il lago d’Origlio vuol mantenersi fedele alla sua fama di bacino infido: il 9 agosto un cameriere di 22 anni, della provincia di Avellino, annega per esser voluto entrare in acqua a stomaco pieno. La sezione si pone concretamente il problema di propagandare questa elementare precauzione contro gli annegamenti: mai in acqua prima di due ore da un pasto normale! mai in acqua prima di essersi progressivamente rinfrescati, se si è rimasti a lungo esposti al sole! Ci si fa dunque promotori di una piccola campagna di stampa. Servirà? alla lunga certamente si.

auto nel lagoLa sera del 9 agosto un episodio che ha dell’incredibile. Un ragazzo che ha assistito all’incidente racconta: “È salito in macchina, una grossa Dodge posteggiata sulla piazzetta in prossimità del lago. Dopo aver acceso il motore si è lentamente avviato, come stesse per scendere da un pendio: la vettura è passata dalla terra all’acqua dolcemente, ha sbuffato leggermente, è entrata in acqua ed è colata a picco. Dopo un istante sono venute a galla alcune bolle d’aria e poi non s’è più visto nulla”. La vittima è un albergatore di 32 anni, proprietario di un importante esercizio pubblico di Caslano. alle dieci di sera viene dato l’allarme (pescatori del luogo avevano invano tentato di localizzare il relitto): quattro sommozzatori sono sul posto, ma è troppo buio, non si vede nulla. Il mattino seguente, una nuova squadra si immerge e riesce a trovare la Dodge a 18 metri di profondità e 20 metri dalla riva. Impossibile liberare la vittima, ci si limita a fissare con un cavo metallico l’autoveicolo ai platani della riva, per evitare che vada a picco definitivamente. Viene chiamato in aiuto un pontone della società di navigazione, che tuttavia si arena (sembra un romanzo d’appendice…) al ponte-diga di Melide, perché le sovrastrutture non passano sotto le arcate. Tutto è rinviato all’indomani (e intanto sulla riva di Caslano s’è assemblata una vera folla a… godersi lo spettacolo estivo; “la piazzetta era zeppa di vetture come per la festa si san Cristoforo”, annota un cronista). E finalmente l’auto e l’annegato vengono ripescati.

Fotografia: 1959 – Ritrovamento dell’auto ed il suo occupante nello specchio d’acqua antistante Caslano

Il 16 agosto a Porlezza annega un ventenne di Uggiate. I carabinieri di Porlezza conoscono ormai la “Salvataggio” luganese, almeno per fama. La allarmano dopo che le prime ricerche non hanno dato esito. Il ritrovamento avviene a tarda sera, dopo un’ora e un quarto di tentativi. Il papà e la mamma dell’annegato scrivono alla Sezione (che non ha potuto restituire loro il figlio vivo, ma per lo meno lo ha strappato al lago) una lettera gonfia di commozione: “sentiamo tutto il dovere di ringraziare e fraternizzare con questo sodalizio per il bene ricevuto e non mai ricompensato abbastanza, perché il vostro atto è superiore ad ogni elogio e ringraziamento. Che Dio vi benedica e faccia sorgere questa società a quel posto che giustamente le spetta, e formuliamo il voto perché ‘viva, cresca, fiorisca’” Anche il sindaco di Porlezza rende omaggio al “pronto, incomiabile e disinteressato intervento”.

Forse siamo già abituati a considerare … ordinaria amministrazione l’intervento della “Salvataggio”: le due lettere ci fanno riflettere ai valori in gioco, quando c’è di mezzo la vita umana. La stagione si conclude con due ricuperi di autoveicoli, a Osteno e a Caslano, e con un’immersione al cantiere della Navigazione per la sostituzione della cremagliera del carrello sullo scalo dei piroscafi.

Dopo un anno così ricco di avvenimenti di cronaca maggiore, sembra davvero ordinaria amministrazione ricordare il conseguimento del primo brevetto da parte di ben 14 candidati, i corsi di istruzione sulla respirazione artificiale, eccetera. Ma tracciando il consuntivo del 1959, il commissario tecnico può annunciare con fierezza che in 5 anni di attività piena la sezione ha già istruito 50 titolari del I brevetto, 7 titolari del II brevetto ed ha già operato 20 ricuperi di annegati. Ora si può dire che la SSS di Lugano sia diventata adulta.

1960: un conto pareggiato

La maturità della Sezione di Lugano della Società svizzera di salvataggio risulta sempre più ampiamente riconosciuta. Nel corso dell’anno, a bordo del motoscafo, i soci prestano servizio di vigilanza e prevenzione durante le feste pirotecniche di Lugano e di Campione, durante la traversata a nuoto del golfo e durante le gare motonautiche di Campione. Proprio in questa circostanza, riescono a ripescare un natante affondato. Anche dal lago di Como giunge una richiesta di soccorso. A Lenno, l’ultima domenica di agosto annega un’anziana persona di Lanzo. Per ripescarla si è fatto ricorso dapprima ai pescatori del luogo, quindi agli specialisti (i sommozzatori dei vigili del fuoco di Milano). Infine ci si prova una squadra di 5 sub luganesi. L’annegato viene riportato a galla il 3 settembre, da 28 metri di profondità. Ricuperi meno drammatici quello di un autocarro caduto nel golfo di Campione il 15 settembre e quello di una “Mercedes” affondata presso la rivetta di Cassarate il 13 ottobre.

Per la prima volta dall’inizio dell’attività, alla fine della stagione il bilancio dei salvataggi e degli annegamenti si chiude in parità: 4 contro 4. E’ un primo successo dovuto alla presenza o all’intervento tempestivi di soci della Sezione sul luogo degli incidenti. Il primo salvataggio avviene il 16 maggio durante un violento temporale. Un sangallese al timone di una barca a vela si trova in difficoltà al lago di Caprino. 4 soci a bordo del motoscafo della Sezione salvano il natante e il pilota. L’11 luglio due soci soccorrono un bagnante della provincia di Avellino colto da malore mentre si bagna al Lido. Il 21 agosto un altro socio – bagnino al Bagno pubblico – estrae in tempo dal lago un belga colpito da crisi cardiaca dopo un tuffo dal trampolino. Il 22 agosto un altro socio salva una suicida alla Lanchetta.

Il 18 luglio, purtroppo, il gruppo di pronto intervento è chiamato a ricuperare il cadavere di un ragazzo trascinato dalla corrente del Vedeggio. Era scomparso a Ostarietta, lo si trovava ai Mulini di Bioggio. Il 29 luglio 2 fidanzati di Cassarate spintisi al largo con un sandolino cadono dall’imbarcazione e spariscono sott’acqua. Vane le ricerca il giorno della disgrazia e l’indomani: i due corpi giacciono a 50 metri di profondità; saranno ricuperati dall’esperto Castelnuovo, due giorni dopo l’uomo, 5 giorni dopo la donna. 28 anni lui, 20 anni lei: il destino è crudele con gli imprudenti.

L’esperienza di fine settembre per i 5 soci della Sezione che vi prendono parte rimarrà incancellabile. La preparazione prossima è avvenuta con un corso per subacquei aperto ai titolari del primo brevetto di salvataggio, svoltosi al Lido all’inizio di agosto. I candidati dovevano superare diverse difficoltà tra cui scendere a 17 metri e leggere un cartellino attaccato alla zavorra. 6 i promossi. Ma se un piacere relativo doveva essere immergersi nelle poco limpide profondità del Ceresio, ben altra emozione doveva dare, in settembre appunto, la serie di immersioni effettuate presso il Cristo degli abissi a San Fruttuosso, nel corso delle quali venne sperimentata con successo una macchina fotografica stagna per fotografie di immersioni, messa a punto da Baldissera.

Due corsi di salvataggio per il brevetto I (con 10 promossi complessivamente) e una riunione informativa per costituire un gruppo ticinese della Guardia aerea svizzera di salvataggio – cui a quel tempo era associata l’attività dei salvatori nautici – completano l’intensa attività annuale.

1961: il caso più “chiacchierato” di … mancato salvataggio

Tutto comincia molto banalmente. Un gruppo di aiutanti cuochi di alberghi cittadini esce in barca, sul golfo, nel primo pomeriggio dell’8 maggio. La giornata è un caldo atipico d’estate: cielo terso, sole vivo. Dalla barca, a turno, i ragazzi si buttano nel lago per una nuotata. Si butta anche Renato Locca, anni 18, da Cagliari, ma, fatte poche bracciate, annaspa e scompare sott’acqua. Probabilmente stroncato da una congestione. L’allarme viene dato subito (l’incidente è accaduto di fronte alla rivetta Tell, a poche decine di metri dalla riva), il motoscafo della “Salvataggio” giunge sul posto rapidamente. Ma le prime immersioni consentono di accertare che il povero ragazzo è andato a picco chissà dove, sul fondo in quel punto ripido e scosceso. Il corpo del^’annegato deve trovarsi ad almeno 70 metri di profondità: impossibile raggiungerlo per un sommozzatore. La squadra lascia una boa sul posto, si tenterà l’indomani con le ancorette. Ma la faccenda si rivela complicata. In quel punto il lago, prospiciente la città, nel lago c’è un po’ di tutto; i cavi che tengon ferme o riforniscono di elettricità le fontane luminose davanti al Kursaal creano ulteriori difficoltà. Ci si avvede subito che sarà difficile reperire, prima ancora che ricuperare, il corpo dell’annegato.

Purtroppo le comprensibili esitazioni vengono scambiate per cattiva volontà. Ci sono difficoltà di finanziamento delle ricerche, è vero, ma per quanto riguarda la squadra di Salvataggio essa non ha calcolato per niente “chi pagherà”: dal primo giorno continua a prestare la sua opera gratis. Il “Blick” interpreta a suo modo l’avvenimento: “Troppo caro il ricupero dell’annegato nel lago. La popolazione di Lugano è insorta”. Un giornale cittadino accusa il Consolato italiano d’essersene lavato le mani. In realtà, non esiste un fondo ufficiale per coprire le spese, qualora i parenti della vittima non vi facciano fronte. Quanto ai genitori del Locca – scrive un giornale – “la madre è quasi impazzita dal dolore all’annuncio della perdita del figlio ed è stata ricoverata in ospedale; il padre, con a carico altri minori, si trovava disoccupato e ha dovuto farsi prestare i soldi del viaggio da conterranei per venire dalla lontana Sardegna sin al luogo della morte del suo caro. È giunto senza più niente in tasca e subito si è recato in riva al lago, davanti alle acque che sono ancora tomba per il figlio, piangendo sommessamente”. Lo strazio di questi poveretti commuove la città: per iniziativa del proprietario del Bar Elite, Gaetano Lanzani †, che è stato il primo a recargli conforto, si raccolgono rapidamente 6000 franchi che vengono messi a disposizione dei parenti. Le ricerche continuano. Da Zurigo per 3 giorni vengono mandati specialisti “sub” della Polizia comunale. sub colomboUn volontario isolato, con un nome inverosimile, Cristoforo Colombo, s’immerge a suo rischio e pericolo, con un nuovo tipo di respiratore a base di miscela gassosa. I nostri “sub” di servizio sul motoscafo della Sezione, notano subito che qualcosa non va: poi vedono il Colombo riemergere privo di sensi; lo issano in barca, gli strappano il boccaglio di bocca (il poveretto non respira più…), lo stendono su una barca cercando di rianimarlo. Alle prime inalazioni di ossigeno il poveretto si riprende.

Fotografia: 1961 – il “sub” Cristoforo Colombo viene soccorso dopo l’incidente avvenuto in profondità

telecamera“Noch immer nicht” intitola sempre il “Blick”. La Salvataggio “luganese” ha messo a punto, con la collaborazione del tecnico tv Graziano Gemetti … e delle Officine Bertoglio, una telecamera subacquea con la quale si comincia, di notte, a scrutare il fondo. E’ la seconda volta in assoluto, in Svizzera, che una telecamera viene impiegata per la ricerca di oggetti sommersi. Le ricerca complessivamente durano due mesi, e il Locca non vien trovato. Anche in questo caso, la particolare conformazione del Ceresio ha avuto la meglio degli sforzi dei soccorritori.

Fotografia: 1961 – Telecamera, messa a punto dalle ditte Gemetti e Bertoglio

Alcuni giornali, dopo il fatto, ne prendono lo spunto per sollecitare la costituzione di un servizio di guardia permanente sul lago, a cura della Polizia. La realizzazione di questo postulato si fa attendere ancora alcuni anni. Nel frattempo, ci pensa (limitatamente alle sue possibilità) la “Salvataggio”. Per la prima volta funziona nel 1961 un servizio di picchetto per tutti i “week-end” della bella stagione. Non tarderà, purtroppo, a rilevare la sua utilità. Il 61, infatti, sul fronte degli annegamenti, è un anno nero.

Il 20 giugno 2 giovani germanici sono traditi della rapidità della riva a San Domenico: l’appoggio gli manca improvvisamente, non sanno nuotare: verranno ripescati cadaveri. Il 4 luglio un sedicenne di Neuchâtel cade in acqua a Gandria, mentre sta prendendo un bagno di sole: la violenza dell’idrocuzione lo stronca in un attimo. Il 10 luglio, al Lido, un bambino di 9 anni si tuffa con una mascherina da subacqueo sul viso, che gli copre sfortunatamente occhi e naso: finito sott’acqua, non riesce a togliersi la maschera per respirare, e muore soffocato. Il 6 agosto un turista germanico di 64 anni cade in acqua da un materassino pneumatico, nel golfo d’Agno: aveva da poco mangiato, una congestione lo soffoca. Il 16 agosto tra l’impotente affannarsi d’un gruppo di amici come lui inesperti di nuoto, annega nella Tresa un diciassettenne di Ponte Cremenaga. Il 4 ottobre duplice annegamento: alla foce del Vedeggio il titolare d’una impresa di estrazione della ghiaia ed un suo operaio, occupati su una barca a tendere un cavo, sorpresi da un movimento brusco del natante cadono in acqua e affogano.

La cronaca nuda e cruda non può dire che cosa siano costati questi casi di abnegazione e di fatica fisica, ai membri della Sezione intervenuti. Il motoscafo serve per gli interventi sul lago, su terra si va ancora con mezzi di fortuna. Entro la fine dell’anno si concreteranno tuttavia le trattative per dotare la Sezione di un veicolo di pronto intervento: una “Willys Geep” donata dal Garage Cassarate modificata e attrezzata come il battello di salvataggio dai membri della Sezione. Questo tanto per tenersi in esercizio … d’inverno. D’estate oltre agli interventi che abbiamo segnalato (tutti conclusosi, salvo il caso del povero Locca, col ricupero delle vittime), vi sono stati ben 4 corsi: 2 per il brevetto I (19 promossi), 1 per il brevetto giovanile (13 promossi) e 1 per il brevetto II. I nuovi istruttori sono Silvia Paietta e Geo Mantegazza.

primo veicolo

Fotografia: 1961 – Il primo veicolo di trasporto subacquei della “Salvataggio”

1962: più nero del nero

Esiste un colore più nero del Nero? Diremo di no. Che cosa dovremmo dire, allora, dopo aver definito il 1961 un’annata nera sul fronte degli annegamenti (9 casi), per il 1962 (11 casi) e il 1964 (14 casi, il record)? La traumatica eloquenza di questa realtà non coglie di sorpresa la “Salvataggio”, divenuta in questi casi, dolorosamente, una squadra-ricupero-cadaveri, ma è una tragedia comunque. avrà, paradossalmente, l’effetto di aumentare i partecipanti ai corsi di salvataggio: l’unico mezzo – ormai lo si vede bene – per moltiplicare la presenza di persone in grado di portar soccorso. Tanto più che molti annegamenti avvengono in zone discosta: e si capisce così il moltiplicarsi, sulla stampa, degli appelli in favore d’un intervento dello Stato per la costituzione di un gruppo di polizia lacuale; e gli inviti a decretare l’obbligatorietà della partecipazione ai corsi di salvataggio per il personale responsabile dei campeggi e dei bagni aumentano di frequenza e d’intensità.

La cronistoria degli interventi è una catena luttuosa, quest’anno, con undici anelli; tre sole volte i salvatori arrivano in tempo. il 3 febbraio, sue fratellini di Tesserete rincorrono la palla in una valletta gelata dietro un gruppo di case in costruzione; il ghiaccio cede, i due bambini vanno sotto. Il primo recupero viene effettuato dai primi soccorritori, l’altro bambino lo trova la squadra d’intervento a tarda sera. Nella valletta scorre impetuoso, sotto la crosta di ghiaccio, un torrentello: addirittura, bisogna costruire un piccolo argine all’impeto della corrente per tuffarsi. I due bambini avevano rispettivamente otto e undici anni. Il 20 giugno, al Llido della casa Coray ad Agnuzzo, tre ragazzine bernesi s’inoltrarono nel lago, inesperte di nuoto; alle loro invocazioni d’aiuto intervengono altri bagnanti: due sono tratte in salvo, un terza è ripescata dalla squadra d’intervento, troppo tardi. Il 21 giugno, al Lido del campeggio di Melano, il movimento brusco impresso da alcuni bagnanti a una zattera fa cadere in acqua una quarantacinquenne siciliana: nessuno è in grado di soccorrerla (come hanno ragione i giornali di protestare!); quando la squadra interviene è troppo tardi. Il 23 giugno, a Riva S. Vitale, una congestione provoca l’affondamento d’un ventisettenne di Salerno (aveva appena terminato di mangiare!). coi crismi dell’inevitabilità, invece, la morte di un cinquantacinquenne belga al Lido: crisi cardiaca, annegamento tra le zattere. Tragica fine d’una gita notturna il 22 luglio a San Rocco e Caprino: tre giovani italiani, dopo aver trascorso un’allegra nottata fuori, escono in barca – son le sei di mattina. Chissà che cosa, forse l’euforia (nessuno di essi è esperto di nuoto), li induce a tuffarsi, uno affoga. Lo stesso giorno, a Figino, annega una giovane belga, per congestione. Il 27 luglio, al Lido del Tropical ad Agno, un attacco cardiaco stronca un’anziana donna pure belga. Il 5 agosto affoga al bagno del Du Lac a Paradiso un giovane tedesco. Il 31 agosto un venticinquenne olandese si inoltra nel lago, a Bissone, senza essere preavvertito dello sprofondamento rapido della riva (i giornali scrivono: la riva ripida dev’essere segnalata come al Lido!). Ma anche al Lido, purtroppo, si può annegare: il 26 agosto, infatti, annega un 28.enne di Cusano Milanino, inoltratosi imprudentemente oltre i segnali “Stop”.

Salvataggi, si, anche: il 16 agosto quello d’un bagnante nella vasca olimpica del Lido, colto da malore; il 22 agosto quello di due giovani a Paradiso; il 29 agosto quello di due ragazze inglesi al bagno pubblico.

Abbiamo detto dell’effetto paradossale positivo dei numerosi annegamenti sulla frequenza ai corsi di salvataggio. Ecco le cifre, eloquenti: due corsi per il brevetto I con 25 promossi, un corso con 9 promossi per il brevetto giovanile. Prosegue l’istruzione di sommozzatori, per garantire sicurezza agli interventi in caso di necessità: tredici i promossi nel corso svoltosi dal 2 al 14 agosto. Le società di salvataggio di tutto il Cantone si fanno inoltre promotrici si un’opera si sensibilizzazione quanto mai opportuna, stampano manifesti in più lingue che mettono in guardia i bagnanti dai pericoli dei bagni. E ci piace concludere la cornaca del 1962 con un episodio che dimostra, se ve ne fosse ancora bisogno, che un’autentica filantropia sta alla base della attività della “Salvataggio”. Il 26 agosto, l’abbiamo detto, annega al Lido un bagnante italiano. Purtroppo risulta subito evidente che nessuno potrà pagare il trasporto in patria della salma dell’annegato. dopo averlo riportato a galla da 15 metri, i “sub” iniziano perciò una colletta tra i bagnanti della spiaggia cittadina: in breve, la somma necessaria è raccolta.

1963: lo Stato faccia qualcosa!

L’anno più nero del nero ha indotto le società di salvataggio ticinesi, come abbiamo visto, a promuovere la stampa di un volantino di prevenzione. Ma all’inizio del 1963 si decide di interpellare direttamente il Consiglio di Stato. Purtroppo la cronaca ha dimostrato e dimostrerà ancora per alcuni anni (fino a che le misure necessarie non saranno decise) che non ci vorrebbe molto ad evitare alcuni clamorosi casi di annegamento, dovuti all’inosservanza delle regole più elementari di prudenza, favoriti dal fatto che le rive e gli stabilimenti balneari mancano di adeguate attrezzature. Le società di Locarno, Ascona e Lugano si permettono perciò “di inoltrare doverosa istanza… intesa ad ottenere l’emanazione di disposizioni ufficiali per la sorveglianza dei bagni pubblici, privati e campeggi”. “In particolare dai numerosi interventi praticati dalle sezioni succitate – si legge nella istanza – si è notata soprattutto l’assenza delle attrezzature anche le più elementari, come una segnalazione efficace dei punti pericolosi, materiale di pronto soccorso, locale infermeria. Si è notata inoltre la mancanza di personale istruito e specializzato almeno per quanto riguarda il primo soccorso. Riteniamo pure doveroso segnalare che qualche disgrazia avrebbe potuto essere evitata se durante la stagione estiva ci fosse stato un servizio di prevenzione e vigilanza (polizia lacuale). Svariate volte infatti i nostri membri hanno dovuto intervenire lungo le nostre rive per allontanare dalla rotta dei piroscafi nuotatori e in particolare bambini che si portavano al largo su oggetti galleggianti e di fortuna (materassini, ecc.)”. All’istanza sono allegate alcune proposte da porre alla base dell’attesa ordinanza governativa.

foto sub 1960

Fotografia: 1960 – Una riuscita foto subacquea, con l’apparecchio messo a punto dal socio Baldissera

Gli annegamenti, nel 1963, sono ancora numerosi, pur senza raggiungere il provvisorio record del 1962. Numerosi anche i salvataggi: due pescatori aggrappati a un ramo nella corrente della Tresa il 25 aprile, un bambino caduto da una barca a pochi metri dal lungolago il 29 giugno, due coniugi inglesi su una barca a vela rovesciata in mezzo al golfo il 23 agosto. E poi la catena dei casi letali: sette anelli neri quest’anno…

La sera del 19 maggio, due giovani: 27 anni lei, 21 lui, si incontrano a un ballo a Campione. È il classico “colpo di fulmine”. A tarda notte i due innamorati si calano in una barca a motore e prendono il largo. La brezza è gagliarda, presto finisce la benzina. Che ne sarà stato di questo imprudente convegno d’amore? La donna viene rinvenuta nel lago, tra Riva San Vitale e Poiana. La giacca dell’uomo sulla riva di Morcote. a Poiana un remo. Presso Maroggia la barca con un altro remo, il serbatoio vuoto. Le ricerche per trovare la vittima maschile non danno esito. Avanti con le imprudenze: il 3 luglio, a Maroggia, un turista germanico scivola dal materassino di gomma, annaspa un po’ e scompare sott’acqua. Il 13 luglio un giovane del Canton Berna che ha bevuto troppo fa l’equilibrista sul pontile del battello a Campione e finisce nel lago (lo ripescherà la squadra a 18 metri di profondità il giorno dopo). Il 14 luglio uno che vuol fare il furbo si sveste alla foce del Cassarate e a nuoto tenta di raggiungere il Lido: scompare a mezza via senza che nessuno lo veda; il cadavere tornerà a galla dopo tre giorni di vane ricerche. Il colmo ad Agno, il 6 agosto. Un campeggiatore di 14 anni affoga sullo specchio d’acqua prospiciente la riva nel pieno del pomeriggio, con almeno duecento bagnanti in acqua: ma è stato avvertito che la riva, oltre un certo limite, sprofonda improvvisamente! Il 9 agosto la squadra ricupera un’annegata a Porlezza: l’allarme tardivo compromette ogni tentativo di rianimazione.

La “cronaca bianca” di quest’anno segnala un fatto importante nella breve storia della “Salvataggio”. La società del Lido mette a disposizione la vecchia “buvette” del campo, da trasformare in deposito. Come era già avvenuto per i due motoscafi e per il veicolo di pronto intervento, l’attrezzatura del locale è provveduta dai soci, che vi istallano le docce, un compressore e la prima stazione di carica per autorespiratori ad aria compressa, con 6 bombole da 40 litri. Durante la bella stagione vengono istruiti 22 candidati al I brevetto di salvataggio; due si qualificano istruttori (Righetti e Locatelli). Dopo una dimostrazione di salvataggio alle autorità e popolazione di Capolago, vengono pure istruiti i primi soci della neo-costituita sezione di Mendrisio.

spogliatoio 1958

Fotografia: 1963 – Ex locale buvette del campo Marzio, trasformato con docce e spogliatoio

prima stazione di ricarica

Fotografia: 1963 – La prima stazione di ricarica per autorespiratori

compressore

Fotografia: 1963 – Compressore di produzione aria compressa

1964: segnali nel lago (ma quattordici morti)

Un anno deleterio, ma con alcuni sintomi di speranza. Quattordici morti nel Ceresio e in bacini limitrofi, primato assoluto dunque nei vent’anni d’attività della “Salvataggio”. Una sola consolazione… se così è lecito esprimersi: la percentuale degli abitanti nelle zone rivierasche, sul totale degli annegati, è in fortissima diminuzione. A qualcosa è pur servito il predicare sui tetti, dopo più di dieci anni! Inoltre, segno evidente che il segnale d’allarme è stato recepito, una riunione viene convocata a palazzo governativo, per stabilire le premesse di un organico intervento dei poteri pubblici a tutela della sicurezza sulle rive dei laghi. A questo riconoscimento ufficiale si aggiunge la risoluzione dell’assemblea centrale della Società svizzera di salvataggio di conferire il brevetto III di salvataggio (distinzione onorifica per i membri attivi che da molti anni si prestano a favore del movimento) a Giuseppe Crivelli …, commissario tecnico della “Salvataggio” di Lugano e commissario tecnico cantonale, attivo ovunque si richieda l’organizzazione di corsi, e presente in quasi tutte le azioni di salvataggio. I promossi, ai corsi di quest’anno, sono 17. La sezione si assume la responsabilità della formazione del primo nucleo della sezione di Mendrisio: 8 promossi su 12 candidati adulti, 26 titolari del brevetto giovanile!

La cronaca nera dell’anno si apre il 6 marzo, con l’annegamento di un giovane contrabbandiere di Carabbia, il quale scompare nel bacino di Ponte Tresa, dopo essersi buttato in acqua all’irrompere di una pattuglia di carabinieri nel luogo ove, con altri, stava scaricando bricolle di sigarette dopo averle traghettate dalla riva elvetica. Inutili i tentativi di ripescarlo, ci riusciranno molto tempo dopo le ancorette azionate da pescatori del luogo. Il caso più grave accade a Osteno il 14 giugno: per soccorrere una ragazza in difficoltà, due suoi compagni si buttano in acqua e annegano a loro volta. L’allarme è pronto, l’intervento rapido, il ritrovamento quasi immediato. Ma è ancora troppo tardi! Un sedicenne belga annega ad Agno per crisi cardiaca; un sacerdote italiano, colto da malore, affoga a San Mamete; una ragazza di Obwaldo muore per congestione a Caslano; un belga di 37 anni colto da crisi cardiaca annega durante la traversata del lago tra Melide e Bissone. E ancora, per imprudenza, annega un giovane belga alla Piodella d’Agnuzzo, un tedesco affoga nel golfo d’Agno scivolando da un materassino. E altri ancora, meno chiari…

La convinzione, ormai radicata, è che su ogni riva dovrebbe esserci un salvatore. Scrive un cronista il 6 agosto: “La società di salvataggio ci fa notare come negli ultimi tempi si siano verificati ben otto annegamenti dei quali però almeno quattro avrebbero potuto forse avere esito non negativo, qualora la respirazione artificiale fatta tempestivamente e secondo le giuste regole fosse praticata da gente competente ed esperta in materia… Evidentemente se in tutte le spiagge, pubbliche e private, fosse possibile avere sul posto sorveglianti in grado di praticare in modo perfetto la respirazione artificiale, forse alcuni casi di decesso avrebbero potuto essere evitati”.”Si è dato il caso – scrive un altro giornale a commento del desolante bilancio della stagione dei bagno – di un bagnante tratto a riva da altri bagnanti e soccorso in modo così maldestro che ci si dimenticò persino di vuotargli la bocca del terriccio e dell’acqua che aveva ingerito, col risultato di rendere assolutamente vani gli sforzi di rianimazione, a mezzo di respirazione artificiale, rozzamente tentati”.

Uno straordinario salvataggio, il 25 agosto, dimostra l’esattezza di queste denunce. Un turista di Stoccarda che ha compiuto ottant’anni da pochi giorni, s’immerge e, colto da malore, affonda a pochi metri dalla riva di Castagnola. Scorto in tempo, è ripescato quasi subito. Non dà più segni di vita, ma la squadra, rapidamente intervenuta, tenta comunque di rianimarlo. Dopo alcuni minuti di sforzi l’uomo prende ad ansimare, si scuote tutto. All’ospedale si riprenderà completamente. Indubbiamente ha giovato, in questi casi, la forte fibra dell’annegato. Ma aveva pure ottant’anni! Il caso dimostra almeno due cose essenziali: 1) la presenza di persone capaci di intervenire ha evitato che il poveretto rimanesse a lungo sott’acqua; 2) il pronto intervento di specialisti della rianimazione ha consentito un rapido salvataggio.

stop riva ripida“Non basta – commenta un giornale in fondo alla notizia – portare a riva l’annegato per salvarlo: bisogna sapere anche quel che si deve fare in qui momenti. Ecco dimostrata l’importanza e l’urgenza di avere, su ogni spiaggia frequentata, uno specialista e l’attrezzatura occorrente”.

Come misura preventiva e provvisoria, l’autorità cantonale autorizza la posa di segnali di pericolo (riva ripida) lungo le rive. La sezione s’incarica di provvedere anche a questo!

La Società svizzera di salvataggio viene riconosciuta quale V istituzione ausiliaria della Croce Rossa Svizzera per la sua opera umanitaria.

Fotografia: 1963 – La “Salvataggio” previene le decisioni dell’autorità e nel 1963 posa la segnaletica lacuale (riva ripida), (nella foto al Bagno Pubblico) con il contributo di una ditta privata.

1965: il riconoscimento ufficiale

I contatti a livello ufficiale per dare forza di legge alle necessarie misure di sicurezza sulle riva dei laghi inducono alla determinazione che è senz’altro possibile, da parte dello Stato, riconoscere l’attività delle sezioni locali della Società svizzera di salvataggio; ma obblighi specifici nei confronti di titolari di stabilimenti balneari o di campeggi non possono essere decretati senza una solida base legale: una legge, cioè, votata dal Gran Consiglio. Poiché l’elaborazione di una legge prende parecchio tempo, il consiglio di Stato, con risoluzione del 20 luglio 1965, conferisce alle società ticinesi di salvataggio tutta una serie di incarichi che, se da un lato impegnano le sezioni a un lavoro intenso, dall’altro rappresentano un autorevole riconoscimento della loro maturità, della idoneità della loro attrezzatura e dei loro meriti formativi, nonché un premio al senso di responsabilità finora dimostrato.

Alle sezioni di Ascona, Locarno, Lugano e Mendrisio è affidato il compito di indire corsi e dimostrazioni di salvataggio, di istruire il pubblico, di posare cartelli indicatori, di organizzare servizi di pronto intervento, di segnalare al dipartimento di polizia le trasgressioni alle norme vigenti in materia di traffico lacuale, di vigilare sull’attrezzatura di pronto soccorso presso i lidi e i campeggi. Il ricupero di persone o cose scomparse avrà una direzione centralizzata, presieduta dal comandante della polizia cantonale. Le spese per i ricuperi autorizzati sono a carico dello Stato (finalmente!). Le società sono obbligate ad assicurare i loro membri. I loro mezzi di pronto intervento sono esenti dalle imposte e tasse di navigazione o circolazione. Alle sezioni infine viene concesso un sussidio annuo, previa presentazione dei rapporti tecnici e dei bilanci.

primo corso subLa sezione di Lugano è consapevole del grave impegno che si è assunta verso la comunità, ora in forma ufficiale. Già prima però che la risoluzione del Consiglio di Stato fosse pubblicata, i membri della commissione tecnica avevano seguito un corso di perfezionamento e di addestramento all’uso di autorespiratori, a cura dei docenti della clinica chirurgica dell’università di Milano. Un altro corso ad alto livello, dedicato in particolare all’impiego della camera di decompressione, sarà seguito presso un ospedale specializzato di Genova. I corsi di salvataggio sono frequenti, nel 1965, con numerosi promossi: 29 nuovi titolari di brevetto I, 22 nuovi titolari del brevetto giovanile, 10 sommozzatori. due soci superano l’esame di istruttore. Le giornate di prevenzione e di picchetto raggiungono quota 25.

Fotografia: 1965 – Istruttori e partecipanti al primo corso subacqueo della SSS Lugano.
da sinistra, in alto: Locatelli Giovanni, Righetti Franco, Günter Joeaicke, Schnyder Giuseppe, Vassalli Giovanni
in mezzo: Crivelli Giuseppe , Pfister Armando, Stazewsky, Gianini Ugo
seduti: Lanek Willy, coniugi Heinz “esperti federali”

Le disgrazie più gravi, quest’anno, capitano nel Sopraceneri. In due casi la squadra di pronto intervento della sezione di Lugano è chiamata a collaborare. La prima volta per l’affondamento nel Verbano dello “Squalo tigre”, il sommergibile-giocattolo che è costato la vita a un ingegnere collaudatore di Düsseldorf e a un operatore della televisione ticinese. Siccome si presume che l’ossigeno a disposizione dei due occupanti possa durare alcune ore, l’allarme è diffuso a tutte le squadre del Cantone: ben venti sommozzatori si tuffano a turno nelle gelide acque che fronteggiano la foce del Ticino (è il 16 gennaio), senza risultato purtroppo. (Lo “Squalo tigre” sarà ritrovato con un detettore magnetico, alcune settimane dopo). La seconda volta alla fine della stagione, il 7 novembre, per collaborare al ricupero di un’auto affondata con tre giovani a bordo nel bacino della Verzasca a Vogorno.

squalo tigreFotografia: 1965 – Lo “squalo-tigre” affondato nel Verbano

luogo più pericoloso del Ceresio si rivela, nel 1965, la foce del Vedeggio, dove tra il 15 luglio e il 4 agosto annegano tre turisti: due tedeschi e un francese. Nei primi due casi si tratta di vera e propria insidia del luogo, ove opera una draga che scava nella sabbia del fondo veri e propri trabocchetti; il terzo caso è dovuto a malore. Del resto, questo ’65 era cominciato nel peggiore dei modi: il 1 gennaio (“anno nuovo vita nuova” si suol dire) la squadra era stata allarmata alle 8 di mattina per estrarre dal lago, a Porlezza, un suicida. E il 21 febbraio, tre ragazzi che giocavano con un ciclomotore sulla superficie ghiacciata del laghetto d’Origlio (sotto gli occhi del padre) sorpresi dallo spezzarsi della crosta gelata erano finiti in acqua: due si erano salvati, un terzo, dodicenne, veniva ripescato ormai assiderato dai sommozzatori tuffatisi sotto il ghiaccio, nonché annegato si capisce. Tra i casi letali dell’estate, particolarmente penoso quello d’un olandese tuffatosi da un trampolino basso a un campeggio di Porlezza e finito col capo su un fondo emergente, annegato in seguito a perdita di conoscenza.

Fra i salvati ormai numerosi, una giovane inglese colta da malore nelle acque prospicienti Gandria; un operaio dei cantieri autostradali nella piscina del Lido; e un altro bagnante del Lido salvato nella vasca olimpica dal titolare d’un brevetto giovanile.

1966: un anno per tirare il fiato

Il 20 giugno 1966 entra in vigore la nuova legge sulla polizia lacuale e gli stabilimenti balneari aperti al pubblico. Il relativo regolamento d’applicazione è emanato l’8 novembre: i rapporti tra lo Stato e le società di salvataggio sono regolati al capitolo terzo. L’attività di istruzione registra nuovi primati di adesione e di promozione: 10 brevetti giovanili, 46 brevetti I, 8 brevetti di sommozzatori. E soprattutto si registra un netto calo di casi letali. Tre morti della stagione:

ma se si comprende un suicidio e un caso di elettrocuzione in acqua (il 15 marzo, a Carabbietta: rimane fulminato l’addetto a un martello pneumatico), uno solo, e neppure nel lago, e neppure dovuto a imprudenza, si può definire annegamento vero e proprio: la vittima è un inglese di 46 anni colto da malessere all’uscita dalla vasca olimpica del Lido e morto durante il trasporto all’ospedale.

Tre, come i casi letali, i salvataggi, il 25 giugno quello d’una ragazza imprudentemente spinta in acqua da alcuni giovanotti, nella piscina del Lido. Ancora al Lido, il 3 luglio, una guida turistica colta da congestione. Un caso analogo l’11 luglio, sempre al Lido: pronto intervento, rapido trasporto all’ospedale e rianimazione definitiva.

La cronaca di quest’anno deve ancora registrare il ricupero di un battellino turistico in difficoltà poco sopra il ponte-diga di Melide. A bordo gli allievi di una scuola, che vengono traghettati su un’altra imbarcazione. La squadra si occupa di riportare il natante al porto comunale, dove la polizia intende sottoporlo a inchiesta per verificare le cause dell’improvviso allagamento del fondo.

Una stagione positiva, dunque. Ma la pericolosità dei bagni rimane un problema risolto solo a metà, compatibilmente con mezzi a disposizione. Certo, si costata che di ticinesi, o di abitanti delle rive, non ne annegano più come una volta. Ma i turisti? Diecimila volantini in quattro lingue risultano distribuiti a cura della sezione, quest’anno. La lotta continua.

   1967: un veicolo moderno per gli interventi via terra

alfa romeoFatto saliente del 1967 è la sostituzione della Willys-Jeep modello 1949 donata alla “Salvataggio” nel 1961. La nuova donazione avviene da parte dell’Alfa Romea e del Lions club. Si tratta d’un nuovo veicolo perfettamente idoneo, sicuro moderno, che adegua l’efficienza degli interventi via terra a quelli via lago. Ottimo il successo dei corsi di salvataggio: 25 nuovi titolare del brevetto I, tre nuovi istruttori (Matilde Trisolini, Gherda Villa e Dario Rinaldi). I servizi di prevenzione e di picchetto raggiungono ormai le 46 giornate; le ore di presenza quota 1220. La direzione del Lido riconosce gli sforzi della “Salvataggio” e, oltre tutto, la sua consistenza numerica (35 persone nella squadra d’allarme) mettendo a sua disposizione un ampio locale situato nella vecchia tribune del campo Marzio, prima adibita a spogliatoio. E non solo il Lido dimostra di nutrir fiducia nella competenza tecnica della sezione. Il Dipartimento di polizia incarica Giuseppe Crivelli † di collaborare nel giudizio da dare sulle istallazioni dei bagni pubblici e dei lidi, nel corso del sopralluogo tendente ad accertare il grado di rispetto delle nuove disposizioni di legge nel Luganese.

Fotografia: 1967 – Furgone “ambulanza” Alfa Romeo per gli interventi via terra

Se si esclude il tragico affondamento di un imbarcazione con due canottieri a bordo il 14 gennaio (annega un diciottenne di Castagnola) neppure il 1967 registra l’annegamento di un ticinese: tra le altre sei vittime dei bagni tre annegano insieme, il 20 luglio, a Osteno e si tratta di ragazze lombarde; una è un oriundo sardo di 20 anni, una è un cameriere italiano occupato al Kursaal cittadino; e l’ultima è un francese di 21 anni, giunto a Bissone in viaggio di nozze!

L’episodio più “chiacchierato” è sicuramente quello del 9 luglio. La vittima – il ventenne sardo – affonda nella vasca olimpica del Lido senza che nessuno se ne avveda (e quella domenica pomeriggio la piscina era affollatissima: “sembra quasi impossibile che una persona possa annegare senza che nessuno se ne accorga”, è il sottotitolo d’un giornale). Ma il peggio è che il corpo del disgraziato, giacente sul fondo, è scorto solo due ore dopo. Come mai? Imputati sono il servizio di sorveglianza attorno all’impianto e la qualità dell’acqua immessa nella piscina. È possibile da parecchi giorni consecutivi di tempo bello e caldo e un insufficiente ricambio abbiano fatto proliferare i micro-organismo contenuti nell’acqua estratta dal lago a rispettabile profondità. “I giornali cittadini interpreti della pubblica opinione chiedono alla direzione del Lido notizie e spiegazioni”, intitola il martedì un foglio locale. L’episodio induce infatti a un completo riesame del sistema di filtraggio delle acque immesse nelle vasche del Lido: la morte di quel povero diavolo serve quantomeno da sirena d’allarme. Due giorni dopo per poco l’episodio non si ripete: ma l’intervento della squadra di picchetto, stavolta, è efficace (perché l’allarme è stato dato subito…) il salvataggio assicurato. Un altro salvataggio si registra ad Agno il 30 luglio: una turista tedesca, tratta a riva da alcuni bagnanti, è rianimata con successo dalla squadra di pronto intervento.

1968: non tutti i meriti sono della “Salvataggio”

Perché questo titolo singolare in una pubblicazione commemorativa?

Proprio perché sarebbe forte la tentazione di attribuirsi qualche merito del veramente esiguo numero di disgrazie capitato del 1968. Il fatto è che l’estate è stata orribile, quant’altre poche se ne ricordano, e la gente (i turisti specialmente, delusi a morte) è rimasta lontana dall’acqua. Ancora una volta le vittime sono tutte di fuori cantone: un diciassettenne di Monaco di Baviera, cameriere a Morcote, caduto in acqua con un collega da un canotto pneumatico, un varesino scivolato da un materassino di gomma a Paradiso, un belga tradito dallo incerto fondale della foce del Vedeggio e un confederato scomparso davanti al lido di Magliaso. Anche i salvataggi non sono numerosi: Uno solo anzi, il 25 luglio, e si tratta di due ragazze a bordo d’un pedalo in difficoltà davanti alla riva Caccia.

Ormai la cronaca bianca della società ha preso un ritmo e una importanza che la nuda cronistoria difficilmente riesce a seguire. Basti citare che i corsi per il brevetto I sono ben sei, quest’anno, con 50 promossi; il brevetto giovanile è assegnato a 28 ragazzi, il brevetto II, di istruttore, a due soci attivi, Josef Alberti e Virgilio Orrù. Il fatto saliente di questa cronaca bianca è tuttavia l’inaugurazione di un nuovo motoscafo, donato dalla Società del teatro e del casinò Kursaal.

1968 Kursaal

Fotografia: 1968 – La “perla” delle nostre attrezzature, cantiere Taroni, donazione Casinò Kursaal SA Lugano

1969: esami per sommozzatori e rapporti con la “Lugano sub”

La Società svizzera di salvataggio, sezione di Lugano, è ammessa e affiliata alla Federazione svizzera sport subacquei (FSSS), ciò che le permette di organizzare corsi ed esami per sommozzatori e di ottenere i brevetti riconosciuti ufficialmente dalla Confederazione mondiale attività subacquee (CMAS). Il riconoscimento è favorito dalle eccellenti relazioni esistenti con la “Lugano sub”, della quale molti soci della “Salvataggio” sono membri. Ogni possibile collisione d’attività è esclusa da un esplicito articolo dello statuto: “Gli aderenti al gruppo sommozzatori non potranno partecipare a gare sportive sotto il nome della sezione di Lugano della Società svizzera di salvataggio”. È chiaro del resto che non devono esserci confusioni: gli scopi sociali sono diversi, anche se la tecnica-base può essere comune. E appunto per evitare che i sommozzatori della “Salvataggio” debbano compiere la propria istruzione presso una società sportiva, anche se non praticheranno in seguito l’immersione come sport, la “Salvataggio” organizzerà da ora gli esami-base per conto proprio.

Molto frequentati anche durante il 1969 i corsi per il conseguimento dei brevetti: 50 nuovi titolari del brevetto I, due nuovi istruttori (Jan Brauer † e Fabio Grassi).

ricerca ponte del DiavoloOtto le vittime del lago, nel 1969. Nella cronaca riaffiorano le imprudenze più comuni. Ma ancora una volta, la stragrande maggioranza delle vittime non appartiene alla popolazione dei comuni rivieraschi. Il 25 aprile, durante le immersioni effettuate in unione ai Carabinieri sommozzatori di Genova per cercare un 17.enne italiano caduto da una barca sotto il ponte del Diavolo, viene ripescato casualmente il corpo d’un confederato annegato da cinque anni. Il ricordo di questo “caso” rimarrà indelebile nella memoria dei soccorritori: la visione di quel povero corpo calcificato ma inconsistente alla minima trazione si può ben definire, a posteriori allucinante: la caducità della pasta di cui siamo fatti non potrebbe essere simboleggiata in modo più drammatico. Ecco un sommario delle cause degli altri sei annegamenti di questa stagione: due casi di malore, un suicidio, tre vittime dell’imprudenza. Ed ecco qualche dato (abbiamo detto che questa cronistoria ha valore anche di messa in guardia…) su questi ultimi casi; il 5 luglio a Lavena, muore un 18.enne della località, tradito dall’improvviso sprofondare del fondale; il 29 luglio, davanti al campeggio della Piodella di Agnuzzo, annega un 45.enne svizzero-tedesco, anche lui inoltratosi imprudentemente nel lago senza saper nuotare; il 14 agosto, al Lido, annega un turista di 67 anni, zurighese, spintosi oltre i segnali di allarme (“riva ripida”).

Fotografia: 1969 – Sommozzatori-carabinieri di Genova, partecipano alle ricerche

Alla fine dell’anno giungono a buon punto le trattative per dotare la sede d’un apparecchio di grande utilità: la camera di decompressione per il trattamento degli incidenti iperbarici occorsi ai subacquei colpiti da embolia gassosa a causa di una riemersione troppo rapida.

1970: un anno di primati

Avvicinandosi la fine di questa cronistoria, si avverte sempre più l’insufficienza dei dati statistici per documentare compiutamente l’attività di una sezione che ha già superato i trecento soci. Eppure anche le cifra, qualche volta, riescono a rispecchiare i progressi di una idea, il lento concretarsi si un utile disegno. È questo il caso dei bilanci 1970: non certo dei bilanci finanziari (non ne abbiamo mai parlato, e sono stati sempre ritenuti secondari, ai fini che la società si proponeva…), bensì di quelli umani. Primati, nel 1970, ne sono stati conseguiti in tutti i sensi. Anzitutto nella diminuzione del numero dei casi letali: 3, la cifra più bassa, insieme con quella del 1966, di tutti gli anni d’attività. Ma anche e soprattutto nell’aumento del numero dei brevettati: 115 titolari del primo brevetto promossi a conclusione di ben dieci corsi; 17 “giovani salvatori”, due nuovi istruttori (Olga Passardi ed Ernesto Medolago); 16 servizi di prevenzione, 30 giornate complessive di picchetto per complessive mille ore di presenza.

Anche i corsi per sommozzatori, iniziati nel 1969, danno risultati soddisfacenti: 20 titolari del brevetto I di sub, 3 del brevetto di aiuto monitore. Per la prima volta nella storia della sezione, vengono organizzati corsi di salvataggio per militari: due alla scuola reclute di fanteria di Bellinzona (per interessamento del comandante, col. Torriani), e uno durante un corso di ripetizione del gruppo ticinese delle truppe di difesa contraerea, a Weggis (LU).

Le vittime del lago, quest’anno, sono una donna di 63 anni suicidatasi alla foce del Cassarate e ricuperata il 17 maggio, un agente della Finanza italiana scomparso in seguito a malessere nella zona di Osteno e un cittadino colto da malore alle Cantine di Gandria durante il bagno e deceduto alcuni giorni dopo il suo ricovero all’ospedale.

Nel mesi di settembre, l’apparecchio più prezioso in dotazione alla “Salvataggio” viene mostrato alla stampa: si tratta della camera di decompressione, abbinata a un laborioso quadro di comando ideato dal c.t. della sezione e a una considerevole riserva d’aria atta a garantire la completa funzionalità di tutta l’organizzazione.

camera iperbarica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Fotografia: 1970 – La camera di decompressione, con in alto il complesso quadro di comando, realizzato dal commissario tecnico

 

1971: qualche nota provvisoria per il ventesimo

Questo è l’anno del ventesimo, e per scrupolo di completezza non possiamo omettere un rapido sunto dell’attività svoltasi quest’anno, anche se i dati definitivi potranno essere messi a punto soltanto alla fine di dicembre. Per onorare la ricorrenza, la Società svizzera di salvataggio tiene la sua assemblea centrale il 17 marzo a Lugano, alla Scuola tecnica superiore di Trevano, nel corso della quale viene reso omaggio all’attività della sezione luganese, matrice delle altre sezioni del Cantone. Viene insignito della distinzione onorifica di membro onorario l’istruttore regionale G. Crivelli …. In luglio entra in funzione il sistema di allarme simultaneo a gruppi, grazie all’interessamento del comandante della polizia comunale, Erminio Bottinelli … e con l’autorizzazione del Municipio. Questo sistema permette la chiamata simultanea di tutti i componenti la squadra di pronto intervento in qualsiasi momento del giorno e della note.

Numerosi gli incidenti sul lago. Alla fine di agosto le vittime sono già otto, cinque delle quali annegate nelle acque territoriali italiane. Il ricordo di questi fatti è ancora vivo: ci permettiamo dunque di citarli appena. l’11 luglio tre morti: un napoletano a Porto Ceresio (collasso cardiocircolatorio), un calabrese a Brusimpiano (congestione), e un francese ad Agno (tradito da una buca nella riva). il 15 luglio a Caslano un confederato, pure tradito dalla riva ripida. Il 29 luglio, a Figino un giovane svizzero tedesco in vacanza, che imprudentemente si era avventurato su un pontile. A seguito di una fatale caduta rimaneva ferito in modo tale da perdere conoscenza e annegare. Malgrado la mancanza di testimoni o indicazioni i nostri sub, dopo ripetute ricerche, riuscirono a ritrovare l’annegato. Il 2 agosto è richiesto l’ausilio per un annegamento al campeggio Darna a Porlezza. Il 7 agosto, annegano due ragazzi di nove anni di Induno Olona, recatisi a fare il bagno a Porto Ceresio all’insaputa dei loro genitori. Un toccante biglietto di ringraziamento viene inviato al sodalizio dalla famiglia Somaschi: “Con il cuore stretto dalla più grande angoscia, ma rassegnati alla volontà di Dio, il nostro grazie particolare. Dal cielo un angelo in più prega per tutti noi. Il desiderio nostro è quello di poter un giorno, molto presto, farvi visita e baciare quelle mani benedette che ci hanno ridato il nostro caro Marco”.

Durante l’estate è continuata intensa l’organizzazione di corsi di salvataggio: non è azzardato presumere che il primato di brevetti conseguito nel 1970 sarà avvicinato, se non superato. Un nuovo esame – denominato ABC, e consiste in un’istruzione di nuoto pinnato, maschera e tubo per respirazione in superficie – è introdotto dal 1971 come preparazione al brevetto di sommozzatore.

Conclusione

Vent’anni di cronistoria finiscono qui, aperti sull’avvenire. Perché alla sezione di Lugano della SSS nessuno intende riposarsi sugli allori. Se le prospettive sono migliorate, nell’azione di salvataggio di bagnanti in pericolo, lo si deve anche all’attività disinteressata di persone che qui non abbiamo mai neppure nominato, L’inquinamento del lago e l’allontanamento dei bagnanti da alcuni dei punti tradizionalmente frequentati del Ceresio (come il golfo di Lugano) non hanno diminuito il rischio di annegamento, lo hanno solo decentrato negli altri luoghi magari incustoditi, o nelle piscine pubbliche e private sorte in questi ultimi anni.

Di una cosa può vantarsi, la sezione, spesso ironicamente definita “squadra-ricupero-cadaveri”: quella di aver prestato la sua opera in casi dal profilo umano qualche volta strazianti, senza aver mai chiesto una controprestazione. Di fatture la Società di salvataggio non ne ha spiccate mai nel caso di intervento per persone in difficoltà. E questo non perché, come qualcuno è stato forse portato a credere vedendo talvolta i suoi membri intervenire con l’uniforme della polizia comunale di Lugano, perché si tratta di un ente ufficiale; società gestita su basi privatistiche, essa ha sentito nondimeno imperioso il dovere di intervenire gratis, molto prima che una disposizione cantonale addossasse alla cassa dello Stato le spese per i ricuperi autorizzati.

Senza parlare degli innumerevoli casi di salvataggio che la cronistoria non menziona. I casi letali fanno macchia, col peso dei caratteri in neretto, nelle pagine dei giornali; salvo casi eccezionali, i salvataggi non fanno neppur più cronaca, come gli incidenti con soli danni materiali. Eppure sta forse qui, in una posta che non può essere tradotta in cifre, il bilancio più lusinghiero di questi vent’anni. “Ogni nuotatore un salvatore” è una massima ancora lontana dalla realtà.

Ma se, con profitto di molti, la proporzione di coloro che sono in grado di prestar soccorso in caso di necessità rispetto al totale dei nuotatori è migliorata, lo si deve anche a questi vent’anni di sforzi. Possiamo ritenere che tutta la comunità, ormai, condivida questo riconoscimento, il riconoscimento più bello. Persone che han visto le morte in faccia, o dipinta nella raggelata espressione di terrore sul volto delle vittime, o nell’impotente strazio dei superstiti, sanno apprezzare il valore di una vita umana salvata.